Fontana Pretoria

E la fonte principale, che si va tuttavia conducendo a fine, sarà la più ricca e sontuosa che si possa in alcun luogo vedere, per tutti quegli ornamenti che più ricchi e maggiori possono immaginarsi, e per gran copia d’acque, che vi saranno abbondantissime d’ogni tempo.”  In questo modo il Vasari nelle Vite descrive quella che è senz’altro la più grande fontana d’Europa, nonché uno dei simboli emblematici della città di Palermo, ovvero la Fontana Pretoria.

 Ha  una pianta ellittica a tre tazze che si susseguono in modo degradante intorno ad uno stelo, alla cui sommità è posta la statua di Bacco, identificato come Il Genio di Palermo, ma questa è una delle tante figure che la costituiscono, infatti,  se ne contano circa 47 con ben 8 vasche e 20 delfini, tutti in marmo di Carrara, mentre le scalinate in Billiemi. Essa venne ideata e realizzata nella metà del 1500 da Camillo Camilliani, scultore fiorentino, insieme ad altri suoi collaboratori per essere posta nel giardino di Luigi di Toledo a Firenze, ma per necessità economiche essa venne venduta al Senato di Palermo, grazie alla mediazione de fratello Garcia Alvarez, che era stato vicerè di Sicilia. Venne sistemata dallo stesso  Camilliani intorno al 1570 nella piazza su cui prospetta il Palazzo Pretorio, ma essendo uno spazio più angusto rispetto a quello più articolato del giardino di Firenze, l’architetto- scultore fu obbligato ad una disposizione piramidale dei pezzi originari e quelli eseguiti ex-novo. La sua è una collocazione strategica e ben ragionata in quanto si affaccia su un lato su Via Maqueda, dinnanzi alla Chiesa di San  Giuseppe dei Teatini, mentre gli altri lati si affacciano su Palazzo Pretorio, in primis, la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, Palazzo Bonocore e Palazzo Bordonaro.  La fontana ha un forte significato allegorico e simbolico, oltre a voler sottolineare il ruolo dell’autorità municipale rispetto alle altre istituzioni dell’epoca, così come si evince dalle statue che la compongono, troviamo infatti numerosi personaggi mitologici, quali Mercurio, Apollo, Venere, mentre le figure poste al livello inferiore adagiate su quattro vasche ovali  simboleggiano il fiume Oreto, il Papireto, Maredolce e Gabriele.  Vi è la possibilità di accedere ai singoli livelli grazie a dei varchi esterni e balaustre, anche essi circondati da statue poste ad inizio e fine rampa su dei piedistalli.  Alla fine del XVIII secolo venne aggiunta una recinzione. 

 La fontana  nel 1998 subì una serie di restauri per rimediare alle incrostazioni, danneggiamenti dei bombardamenti, atti vandalici ed altro, che si protrassero fino al 2004 portando così ad un ripristino dell’impianto idrico riattivando nuovamente la circolazione dell’acqua. Essa in passato ottenne l’appellativo di “Piazza della Vergogna” sia per la nudità delle statue e sia, probabilmente, perché considerata la rappresentazione della corruzione della municipalità cittadina.

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I contenuti e le ricerche storiche presenti in questo blog fanno parte del progetto di valorizzazione e narrazione continua del patrimonio culturale di Palermo a cura di Terradamare Cooperativa Turistica

 

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