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Il mercato del Capo

Non è solo il nome che diamo al nostro datore di lavoro. A Palermo il “Capo” è uno dei quartieri più affascinanti e ricchi di storia; sede dell’omonimo mercato storico che, ancora vivo e attivo, ci permette di respirare quotidianamente profumo di spezie, profumo di Sicilia e di oriente al tempo stesso, profumo di un passato lontano che ancora oggi rappresenta l’essenza dell’essere siciliani.

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Si tratta di una delle zone settentrionali del centro storico palermitano, situata all’interno del mandamento Monte di Pietà e di quello che fu il popoloso quartiere detto Seralcadio, sorto durante la dominazione saracena a ridosso del non più esistente fiume Papireto. Lo stesso termine “Seralcadio” è infatti di derivazione araba (“harat as-Saqualibah sari al Qadi”) ed è legato alla presumibile presenza dell’abitazione di un “Qadi”, ovvero un magistrato musulmano.
Anche durante la successiva dominazione normanna il Seralcadio continuò a gravitare attorno alla sfera d’influenza islamica. È qui infatti che si rifugiò la sconfitta popolazione saracena rimasta a Palermo, a ridosso delle mura cittadine, in quella che era una zona paludosa e malsana caratterizzata dalla presenza del fiume.

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L’espulsione islamica assestò un duro colpo al quartiere, provocandone lo spopolamento. Nei secoli successivi però, non solo esso si ripopolò, ma si espanse lungo le rive del Papireto, sino ad arrivare al mare. Si trasformò in un lungo e vivace quartiere abitato da commercianti e da artigiani e costituito da una parte più alta che, per distinzione dal resto del quartiere, fu chiamata “Caput Seralcadi”, da cui deriva l’attuale denominazione di Capo.
Durante la dominazione spagnola ovviamente il quartiere non mancò di arricchirsi di palazzi nobiliari e soprattutto di chiese e conventi, di cui forse la realizzazione più alta è rappresentata dalla chiesa dell’Immacolata Concezione. Vero gioiello incastonato tra le bancarelle del mercato, la chiesa barocca è un tripudio di marmi e pietre policrome dai colori sgargianti, forse anche più del mercato stesso.
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Ai giorni d’oggi il Capo è ancora brulicante di vita, soprattutto grazie al fatto che al proprio interno è incredibilmente sopravvissuto uno dei più antichi mercati cittadini di generi alimentari: il mercato del Capo.
Il mercato, se pur ridottosi in estensione a causa di vicissitudini storiche, ha mantenuto l’aspetto e lo spirito del suk mediorientale. Qui è possibile perdersi tra il vociare promozionale dei mercanti che “abbanniano” con modulazioni della voce arabeggianti; è possibile perdersi tra i vicoli con assetto ancora medievale; è possibile perdersi tra i colori e i profumi di prodotti che, grazie alla presenza araba, oggi sono
alla base della tanto apprezzata gastronomia siciliana.

È sufficiente riflettere sul fatto che dall’oriente arrivarono la carruba, il sesamo, le melanzane, le arance amare, lo zucchero ed il riso (che ha lasciato segno indelebile del suo utilizzo nelle arancine). Arabo è anche l’agrodolce, l’uso della carne tritata e della frutta secca in pasticceria, insieme alla ricotta, base di alcuni tra i dolci più conosciuti della tradizione isolana. A loro si deve ancora l’introduzione di spezie, tra cui la cannella e lo zafferano.
Per concludere il Capo è testimonianza di un passato ben leggibile ma ancora oggi attuale. Un luogo in cui la storia si fonde alla leggenda, come quella della famosa setta dei Beati Paoli, che pare avesse proprio qui il suo luogo di riunione sotterraneo.
Un luogo che vale la pena di visitare, di guardare, annusare e assaporare, insomma, di vivere.

M. Angela Saltaformaggio 

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