Visite domenicali a Villa Cattolica, sede del museo Guttuso

Si visiterà il museo, sviluppato su tre piani, con le opere che il maestro donò alla sua città natale: dipinti, sculture, disegni e incisioni, rappresentative di oltre quarant’anni di attività.
Inoltre: moltissime opere di artisti del XX secolo come Cagli, Mario Schifano, Onofrio Tomaselli, Silvestre Cuffaro, Domenico Quattrociocchi, Pina Calí, Giuseppe Pellitteri, una sezione etnografica che espone carretti siciliani scolpiti e istoriati e una ricca selezione di locandine e manifesti cinematografici

Villa Cattolica
Via Rammacca 9, Bagheria PA

CALENDARIO:
.domenica 18 febbraio 2024

TURNI DISPONIILI: ore 10 e ore 12
TICKET:
€ 10 (bimbi 5/10 anni €5)
DURATA VISITA: un’ora circa
Per partecipare alle visite è necessario acquistare i ticket in anticipo

INFOLINE: 320.7672134 – 392.8888953 eventi@terradamare.org www.terradamare.org/infoline

5.0010.00

[i] LE ALTRE VISITE A BAGHERIA:
Villa Palagonia. Apertura straordinaria della Villa dei Mostri di Bagheria
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Villa Cattolica e il museo Guttuso di Bagheria

La villa fu costruita nel 1736, per volontà di Francesco Bonanno, pretore di Palermo, principe di Cattolica, discendente di una famiglia di antiche origini e grande potere economico.
La dimora sorge in una zona rialzata su quella che era l’unica strada di accesso a Bagheria, posizione privilegiata, poiché,  la rendeva la prima villa di Bagheria a offrirsi alla vista dei palermitani (continua dopo il modulo di contatti)

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    Col decadimento della famiglia Bonanno nella prima metà dell’800, venne trasformata in lazzaretto per malati di colera e, successivamente, in caserma per le truppe borboniche.
    Nel primo ‘900 venne acquistata dalla famiglia Scaduto e destinata ad abitazione e sede di uno stabilimento per la produzione di conserve alimentari per poi, nel 1973 essere affittata dal Comune che ne fa sede del primordiale nucleo del Museo Guttuso costituito da diverse opere donate dall’artista stesso. 

    Nel 1988 viene definitivamente acquisita dal comune di Bagheria che, nel 1990, posiziona all’interno del baglio della villa il monumentale il sarcofago realizzato da Giacomo Manzù dove ancora oggi riposano le spoglie dell’artista, divenendo, così, il custode privilegiato delle opere di uno dei maggiori artisti del ventesimo secolo.

    Aldo Renato Guttuso nasce a Bagheria il 2 gennaio 1912 da Gioacchino e Giuseppina. Suo padre sarà  una figura fondamentale per l’artista, uomo colto, suonava il piano, acquerellista, un agrimensore con valori educativi e sociali.
    Già da giovane, affascinato dalle scene raffigurate nelle decorazione dei carretti siciliani nella bottega di Murdolo che si trovava di fronte casa sua, decide di dedicarsi anche lui a quest’arte di antiche origini. 
    La vita e le sue opere sono strettamente legate alla Sicilia, Cesare Brandi, affermava  che la sicilianità di Guttuso è “un cordone ombelicale, quindi, che fa riemergere, nelle opere dell’artista, miti mediterranei e mercati arabi, pittori di carri e antiche consonanze musicali”.
    Un artista che viaggia sia per l’Italia che all’estero, ottenendo riconoscimenti, importanti collaborazioni per scenografie teatrali, riviste italiane e internazionali, dedicandosi anche alla scultura, alla grafica e alla scenografia teatrale, impegnato nello scenario politico del periodo.
    Un arte caratterizzata da forti colori, da tinte che animano corpi e volti, in cui ripropone scene di vita quotidiana con una vivacità straordinaria, opere dense di dettagli, nati da un’attenta osservazione della faticosa vita della povera gente.
    Guttuso non è solo un pittore, ma anche un cronista, che sa  incanalare il dramma della società, tramite strutture compositive insolite, giochi cromatici sfumati ed in contrasto tra di loro, per presentare, così, delle verità intangibili.
    Il suo realismo è legato al reale ordinario, alla vita comune, ma, la sua poetica permette di ritrovare, contestualmente, anche la liricità delle emozioni e pensieri variopinti, opere tuttora monumentali avvincenti e coinvolgenti.

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