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La Costa d'Oro degli Alliata

A partire da Casteldaccia, che già duecento anni fa gli Alliata elessero sede delle Cantine Duca di Salaparuta, scrivendo una delle prime pagine della storia dell’enologia in Sicilia, percorriamo la storia di una tra le più illustri e importanti casate del Regno di Sicilia, fra amori, ville nobiliari, aree archeologiche, cantine, tonnare e suggestivi racconti di un’epoca d’oro.

Un viaggio lungo la Costa d'oro da Palermo alla seicentesca Baronia di Solunto

Alla scoperta di Bagheria, che fu scelta dalle grandi famiglie aristocratiche per trascorrere la villeggiatura e ancora oggi ricca di edifici tra i più preziosi della letteratura architettonica siciliana, e Aspra, la sua borgata marinara; degli splendidi panorami del Parco Archeologico di Solunto a Santa Flavia e i resti dell’altra città fenicia insieme a Panormos e Motya, del suo Castello normanno, su una rupe a picco sul mare, e della sua tonnara insieme a quella di Sant’Elia, nel
golfo di Capo Zafferano.

Per tornare a episodi più moderni, come l’epoca della Duchessa Topazia Alliata, madre di Dacia Maraini e il suo amore giovanile, Renato Guttuso il cui museo si
trova a Villa Cattolica; e a Casteldaccia, che dalle Cantine Duca di Salaparuta racconta le imprese di Giuseppe, Enrico e Topazia Alliata.

Storie di famiglie nobiliari, imprenditoria, letteratura artistica, declinate dalla Casata Alliata che, dal XVII secolo ai giorni nostri, ha costruito un percorso storico e artistico unico, fatto di luoghi preziosi circondati dal mare palermitano

I quattro itinerari tematici

 

Bagheria, ricordi e storie d'amore

Il legame della famiglia Alliata con Bagheria è profondo e connotato da diversi elementi, la bellezza delle ville dell’antica Baaria, gli scambi artistici, i ricordi e le storie d’amore

Percorso: 

  • Villa Cattolica
  • Villa Palagonia
  • Cantine Duca di Salaparuta

Nel corso dei secoli XVI-XVIII gli Alliata di Villafranca accrebbero progressivamente il loro prestigio, interagirono in modo strategico con i maggiori rappresentati del potere e, contestualmente, intrapresero un’attenta politica matrimoniale con discendenti di antiche e potenti famiglie aristocratiche. 
Le cronache dell’epoca descrivono come quasi leggendario il matrimonio di Francesco Alliata, divenuto nel 1610 Principe di Villafranca e, cinque anni dopo, i Duca di Salaparuta, con Francesca Gravina, figlia del Principe Ignazio di Palagonia. Tale avvenimento si caratterizzò non solo per l’immenso patrimonio, ma dalla scelta di uno stile di vita di altissimo livello, è esemplificativa la sua “incantevole” carrozza, decorata con galloni d’oro e d’argento, e il ricordo del ricevimento, che si protrasse per diversi giorni, in cui vi furono concerti, danze e gli splendidi banchetti, composti da pietanze rare e raffinate.

Un’altra storia, ma descritta come una giovanile storia d’amore, è quella che lega Topazia Alliata, pittrice, scrittrice e gallerista di fama internazionale, madre della famosa scrittrice Dacia Maraini, a Renato Guttuso, avvenuta quando lei aveva 14 anni e lui 16 anni.

Topazia e Renato, lavoravano insieme, si esercitavano dipingendo o disegnando per ore, lavorando alla definizione di uno stile personale, ma non giunsero al matrimonio, poiché lei, forse proprio per le differenze sociali, convolò a nozze con Fosco Maraini.

Topazia, si rivelò anche una notevole imprenditrice, infatti, quando il padre Enrico, durante una battuta di caccia, ebbe un incidente che ne compromise la vista, non solo il loro rapporto si rafforzò da un punto di vista meramente affettivo, ma riuscì anche a captare con passione gli insegnamenti del padre e intervenne in modo sempre più rilevante nella gestione dell’azienda vinicola

Palermo, le origini degli Alliata di Villafranca

La famiglia Alliata è tra le più note e illustri della nobiltà siciliana, di antiche origini, si attesta la loro presenza intorno alla metà del 1300, quando uno dei capostipiti, Filippaccio, si trasferì da Pisa a Palermo.

Inizia da quel momento, una lunghissima storia, caratterizzata da emblematici personaggi, siti architettonici, vicende politiche e rinnovamento culturale dell’isola per diversi secoli.

Percorso:

  • Villa Alliata di Pietratagliata
  • Piazza Politeama
  • Palazzo Alliata
  • Chiesa di San Giuseppe dei Teatini
  • Cantine Duca di Salaparuta

Villa palagonia bagheria villa dei mostri

 

La famiglia Alliata è tra le più note e illustri della nobiltà siciliana, di antiche origini, si attesta la loro presenza intorno alla metà del 1300, quando uno dei capostipiti, Filippaccio, si trasferì da Pisa a Palermo.

Inizia da quel momento, una lunghissima storia, caratterizzata da emblematici personaggi, siti architettonici, vicende politiche e rinnovamento culturale dell’isola per diversi secoli.

Tra i luoghi più significativi della famiglia vi è sicuramente Palazzo Alliata di Villafranca a Piazza Bologni, acquisito dalla famiglia nella prima metà del XVII secolo e per quattro secoli destinato ad essere la loro principale dimora. Al suo interno, si susseguono diversi saloni, arricchiti, non solo dalle opere di artisti come il Van Eyck, ma da suppellettili, manufatti riccamente decorati, come lampadari in vetro di Murano, sovrapporte, pavimenti in maiolica, bronzi, vasi, ceramiche, porcellane, dipinti su rame, medaglioni in stucco di scuola serpottiana. 

Altro sito collegato a questa emblematica famiglia, è Villa Alliata di Pietratagliata, realizzata nel 1883, per volontà del principe Luigi Alliata e Moncada, che incaricò l’architetto Francesco Paolo Palazzotto della ristrutturazione della sua villa settecentesca, che oggi è considerata una delle opere di maggior pregio del patrimonio storico-artistico siciliano del XIX secolo. Alla morte di Luigi Alliata la villa divenne la residenza di Raniero Alliata di Pietratagliata, il cosiddetto principe mago.

Tra gli esponenti della famiglia, nel XVIII secolo emerge anche la figura di Giuseppe Alliata e Colonna, IV Principe di Villafranca e IV Duca di Salaparuta, la sua biografia è assolutamente legata alle complicate vicende politiche di quel periodo storico. Difatti, nel 1820 Giuseppe Alliata partecipò attivamente alle sollevazioni popolari antiborboniche scoppiate a Palermo, quando il re si era rifiutato di garantire la Costituzione. Durante la repressione, i nobili furono costretti alla resa e la sua “Villa del Firriato”, presso Palermo ad ovest della Chiesa di S. Francesco di Paola, fu distrutta e incendiata. Proclamata l’Unità d’Italia, Giuseppe si ritirò a vita privata, abbandonando definitivamente la sfera politica e dedicandosi alla cura dei propri interessi, tra cui l’andamento dei vasti vigneti e delle sue proprietà di Casteldaccia.

La rilevanza storica del principe è sicuramente evidenziata dal corteo funebre che fu organizzato al momento della sua morte. In pratica, un momento fastoso, in cui si narra che la salma, vestita di armi bianche ed elmo piumato, fu condotta presso la Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, dove ebbe luogo una pomposa cerimonia.

Sòlos. La città fenicia circondata dal mare

Sòlanto è una frazione marinara di  Santa Flavia,  alcune tesi affermano che il toponimo deriverebbe dal  greco sólos, che significa roccia ferrosa, un luogo attraverso cui, sicuramente,  poter ammirare splendidi panorami e rintracciare antiche tradizioni e reperti. Uno dei siti più celebri, è l’area archeologica di Solunto, in cui leggere le suggestive rovine di un’antica cittadina sorta nel corso del IV secolo a.C.

Percorso:

  • Area archeologica di Solanto
  • Castello di Solanto
  • Cantine Duca di Salaparuta 

Parco Archeologico Soluto visita guidata terradamare foto vincenzo russo

L’area archeologica di Solanto

 

A seguito del saccheggio e della distruzione del primo abitato, nel 397 a.C. , da parte di Dionisio I, il celebre tiranno di Siracusa, la città venne ricostruita, stavolta sulle pendici del già citato Monte Catalfano, alla metà del IV secolo a.C. .

L’ingresso alla città avveniva per mezzo di una grande via che conduceva alla piazza principale, l’agorà, dove è possibile ammirare i resti della stoà (portico colonnato), della grande cisterna, del teatro, del bouleuterion (edificio del consiglio cittadino) e del ginnasio (edificio destinato all’educazione fisica e intellettuale dei giovani).

Proseguendo nell’esplorazione dell’antica Solunto, è possibile scorgere quel che rimane delle terme, nonché i resti della zona abitata: questa contemplava una zona residenziale destinata al ceto produttivo, con abitazioni di medio-basso livello, ed una zona abitata dal ceto sociale più elevato, caratterizzata da case a peristilio, costruite intorno ad una corte centrale colonnata e dotate di un piano superiore. All’interno di quelle che furono le abitazioni più ricche sono visibili i resti delle pareti finemente dipinte e dei meravigliosi mosaici pavimentali. 

Il Castello di Solanto

Poco distante, si trova il castello di Sòlanto, che diede il nome alla baronia omonima, testimonianza  di quanto florido e potente  fu  il territorio in questione. Edificato al tempo di Re Ruggero sopra un’alta scogliera, era anticamente destinato, come tanti altri, a protezione di una vicina tonnara. L’imponente struttura pervenne a Gerardo Alliata e fino al 1660 circa appartenne a  Ludovico Alliata, barone di Solanto.

In questo sito, in cui diverse famiglie nobiliari si sono avvicendate, vi sono le storie anche dei pescatori e della comunità che urbanizzarono la zona stessa, grazie alle attività commerciali legate al tonno, una delle principali economie della storia siciliana, caratterizzata da riti e luoghi che, oggi, definiremmo archeologia industriale come, appunto, le tonnare.

Mentre la famiglia Alliata risiedeva nel Castello, la tonnara conobbe un’impennata di produttività che portò alla produzione e vendita di oltre 5.000 botti di tonno salato, equivalenti alla cattura di 4.000 pesci. Inoltre, durante questo stesso periodo, la banchina di carico fu ampliata per poter ospitare una flotta più ampia di barche per il trasporto del pesce salato. Venne istituita la nomina di Maestro Portolano per supervisionare le operazioni di spedizione, una posizione prestigiosa. molto ambita dalle famiglie nobili palermitane per il suo status e i lucrosi guadagni. 

Le attività economiche hanno caratterizzato, di conseguenza, il ritmo della vita quotidiana degli abitanti, il loro stesso sviluppo, ha contribuito alla floridezza di alcune parti della Sicilia, così come nel caso di Casteldaccia. Sarà in questo piccolo comune che la famiglia Alliata deciderà di vinificare in proprio le uve provenienti dai suoi possedimenti, gettando le basi della moderna enologia siciliana. Sarà decisiva la decisione, nel 1828, del  Duca Edoardo di far venire un insigne enologo dalla Francia per razionalizzare i sistemi di vinificazione e commercio.

Cartoline dalla Costa d'oro

Bagheria è celebre per le maestose e scenografiche ville, importanti tasselli della storia artistica siciliana e non solo, poiché associate alle più importanti famiglie nobili siciliane, come gli Alliata. Ogni componente di questa famiglia, ha una biografia lunga e caratterizzata da imprese artistiche, culturali ed economiche

Percorso:

  • Bottega del Ducato, Bagheria
  • Museo dell’acciuga, Aspra
  • Sant’Elia 
  • Cantine Duca di Salaparuta

Francesco Alliata, principe di Villafranca e duca di Salaparuta, fu un uomo dai mille interessi, dal cinema, al mare fino alle svariate imprese, nel 1946, fonda la “Panaria Film”, realizza 15 documentari professionali, tra cui nel 1949 “Opera dei pupi”.

Tra le altre sue attività, nell’immediato dopoguerra, lavorò come operatore presso l’O.F.S. (Sicilian Film Organization), fondata a Palermo dai fratelli Gorgone, con il sostegno finanziario della Banca di Sicilia. Profondamente legato al mare, trascorrerà più di due mesi immergendosi veramente nella vita dei pescatori, elemento, dunque, significativo che ritroviamo anche in un’interessante biografia, dal titolo “Il Mediterraneo è il mio regno”.

Bagheria diventa il palcoscenico delle mille sfaccettature di questa antica famiglia, che nel  piccolo comune vicino a Palermo, realizzeranno anche una delle loro residenze, e in cui ritroviamo diverse storie legate alla produzione di prodotti tipici siciliani, come il celebre sfincione bagherese o forti tradizioni siciliane come la produzione dei carretti siciliani.

All’interno della Bottega Ducato di Bagheria, tutt’ora, per esempio, si mantiene  la tradizione fondamentale della pittura di questi emblematici mezzi di trasporto. I temi raffigurati, in cui vi è rappresentato il ciclo carolingio o religioso, si stagliano sugli scacchi con toni basilari di rosso, verde, giallo e blu, con colori ridotti al minimo indispensabile e una prospettiva bidimensionale. 

Anche la pesca e le tonnare vantano un’antica tradizione e sono state di grandissima importanza nell’economia dell’isola nel passato. Questi monumenti di archeologia industriale non solo ci permettono di intravedere l’antica storia dell’isola, ma ci trasportano anche in un luogo nascosto e di straordinario fascino, con viste impressionanti affacciate sul cristallino e incontaminato Mar Mediterraneo.

Ad Aspra, questa tradizione è narrata, difatti, dal museo dell’acciuga e delle arti marinare, che cura elementi dell’arte marinara e di molti opifici operanti nell’intera Sicilia, numerosi sono gli attrezzi da pesca, insieme a modelli di imbarcazioni per la pesca artigianale, effettivamente, una pagina dell’identità siciliana, in grado di generare valore, ai luoghi, alle marinerie e ai prodotti lavorati della pesca artigianale di matrice mediterranea.

Non lontano si trova Sant’Elia, il borgo marinaro più piccolo e romantico della Sicilia. Originariamente, esso era un borgo marinaro dipendente dall’antica pesca del tonno, l’insediamento fu fondato intorno al XVII secolo, in gran parte su un promontorio direttamente affacciato sul mare.

Sant’Elia ha al centro Solunto e la sua storia, circondata dallo splendido promontorio di Capo Zafferano

Ultima tappa, che esemplifica la laboriosa vita di questa nobile famiglia dalle antiche origini, sono le Cantine duca di Salaparuta, al Duca Enrico si deve il grande merito di aver continuato l’attività di diversificazione produttiva avviata dal nonno Edoardo, aggiungendo sempre nuovi prodotti ed etichette. 

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