Visite a Palazzo Lanza, l’ultima dimora del Principe Tomasi di Lampedusa, custode del manoscritto del Gattopardo

Durante le visite, condotte da Nicoletta Lanza Tomasi, Duchessa di Palma, sarà possibile ammirare il piano nobile del Palazzo, sorto sulle mura delle Cattive, affacciato sul lungomare di Palermo con le sue 12 finestre e la terrazza panoramica; la biblioteca storica dello scrittore e i tanti saloni del palazzo, come la Sala da ballo dove è conservato il manoscritto completo del Gattopardo

Palazzo Lanza Tomasi
via Butera 28, Palermo

CALENDARIO:
.sabato 24 febbraio 2024 ore 10 e ore 12
.sabato 16 marzo 2024 ore 10 e ore 12
.sabato 20 aprile 2024 ore 10 e ore 12

TICKET: € 40
DURATA VISITA: un’ora e mezza
Per partecipare alle visite è necessario acquistare i ticket in anticipo

INFOLINE: 320.7672134 – 392.8888953 eventi@terradamare.org www.terradamare.org/infoline

40.00

Sarà possibile visitare il piano nobile di Palazzo Lanza Tomasi, sorto sulle mura delle Cattive, affacciato sul lungomare di Palermo con le sue 12 finestre e la terrazza panoramica; la biblioteca storica dello scrittore e i tanti saloni del palazzo, come la Sala da ballo dove è conservato il manoscritto completo del Gattopardo.
Si ammireranno: l’arredamento e i manufatti collegati alla storia di questa celebre famiglia, come i mobili e i quadri provenienti da Palazzo Lanza di Mazzarino, Palazzo Lampedusa (distrutto dai bombardamenti) e dal palazzo di Santa Margherita di Belice, la residenza estiva dei Filangeri di Cutò, la famiglia materna dello scrittore.

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    Palazzo Lanza Tomasi di Lampedusa
    La kalsa, uno dei quartieri più antichi della città, è caratterizzato dalla presenza di chiese, piazze scenografiche, le opere di street art, interventi di arte contemporanea, le strette vie che custodiscono gioielli architettonici di varie epoche. Tra questi vi è un luogo che abbatte, in un certo senso, le mura dell’edificio stesso, per l’importanza dell’opera letteraria in esso custodita: Palazzo Lanza Tomasi di Lampedusa.

    Il palazzo è stato l’ultima dimora del Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il celebre autore del Gattopardo, che venne ad abitarvi nel 1949, trasferendosi dal palazzo Lampedusa, distrutto completamente dalle bombe. La storia del palazzo inizia dal cinquecento, subendo nel corso dei secoli diverse trasformazioni, e acquistato nel 1849 dal Principe Giulio Fabrizio di Lampedusa, astronomo dilettante, che diverrà il modello per il protagonista del celebre romanzo, il principe Fabrizio di Salina, scritto dal pronipote.

    Gioacchino Lanza Tomasi, ha riunificato l’intera proprietà e compiuto un completo restauro dell’edificio. Una casa museo che affascina per il gioco di luci e ombre, tra i vari spazi del piano nobile, grazie alla sua posizione alle dodici finestre della facciata e alla lussureggiante terrazza.

    Sarà possibile visitare la biblioteca storica dello scrittore, mentre, nella sala da ballo, è conservato il manoscritto completo del Gattopardo. 

    L’arredamento e i manufatti custoditi a Palazzo Lanza sono collegati con la storia di questa celebre famiglia, come, per esempio, mobili e quadri provenienti dal distrutto Palazzo Lampedusa e dal palazzo di Santa Margherita di Belice, la residenza estiva dei Filangeri di Cutò, la famiglia materna dello scrittore o provenienti da Palazzo Lanza di Mazzarino. Inoltre, si può ammirare uno splendido tavolo in marmo intagliato della metà del Cinquecento, originariamente nella Villa Palagonia, due rari cassettoni siciliani in ebano e avorio del primo Settecento. Il salone centrale presenta una caratteristica volta affrescata con riquadri orientalistici, con scene da un harem, tipici della fine dell’Ottocento ed una eccezionale collezione di ventagli francesi di epoca Louis XVI.

    Passeggiare tra questi saloni permette di esplorare un patrimonio davvero immenso, che ha oltrepassato quello dei confini architettonici, eredità del lavoro di Gioacchino Tomasi di Lampedusa, che ha contraddetto il gattopardismo, trasformando la cultura in impegno civile, e così come indicato dal padre, in un altro suo lavoro: “catturare la realtà dell’oggetto cantato, a rinchiuderlo nella rete d’oro delle parole; a presentarlo così all’uditore. Ad evocarlo, per dirla in breve”

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