La Kalsa non è un semplice quartiere, ma nasce come una vera e propria cittadella fortificata
Fondata nel X secolo dagli Arabi con il nome di al-Khāliṣa (“l’Eletta”), è rimasta per secoli isolata dal resto della città, protetta tra il mare della Cala e la campagna della Magione.
A popolarla erano i pescatori e le ricamatrici kalsitane, custodi di una tradizione e di una parlata unica.
Isolata a tal punto dal resto della città da aver sviluppato un suo dialetto, comunemente definito ‘kalsitano’ o ‘avusitano’, che conserva l’eco della lingua araba
Ancora oggi, il dialetto del quartiere racchiude una spiccata cantilena che riporta indietro nel tempo, tra influenze orientali e memoria popolare.
Il nostro racconto parte da uno dei suoi varchi più affascinanti: Porta dei Greci, a due passi dal Foro Italico, il cui arco in pietra nasconde la feritoia da cui veniva calata la saracinesca per difendere la città dai nemici del mare. Un’opera cinquecentesca che sorge sul tracciato difensivo della Marina che sostituì l’antico perimetro costiero della Kalsa