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Castello Utveggio-Collura ovvero Fine di un’epoca

di Gian Mauro Sales Pandolfini

Cupio dissolvi.
Alla fine degli anni Venti l’imprenditore edile, il Cavaliere Uff. Michele Utveggio, originario di Calatafimi (TP), decide di innalzare sul Primo Pizzo del Monte Pellegrino, alto ca. 350 m, un castello in stile tardo-liberty eclettico, neogotico in particolare. Il socio, Antonino Collura, all’inizio un po’ perplesso, alla fine accetta la proposta

castel utvegio palermo foto gian mauro sales pandolfini
Castel Utvegio, Palermo

L’impresa Collura-Utveggio edificò, per rispolverare la memoria, anche il Cinema Utveggio, ora Rouge et Noir, lo Stadio della Favorita e vari palazzi e villini liberty in viale della Libertà e in via Notarbartolo, molti dei quali abbattuti durante il noto Sacco di Palermo per far posto agli orrorifici condomini cianciminiani.
Il progetto del Castello, dunque, viene affidato all’architetto Giovan Battista Santangelo, Professore della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, e l’opera di edificazione durò appena cinque anni, avvalendosi della stessa impresa di costruzione Collura-Utveggio, tra le più avanzate e moderne dell’epoca

sala da pranzo castel utveggio palermo con primo arredo provvisorio
sala da pranzo castel utveggio palermo con primo arredo provvisorio

Il sontuoso palazzo viene inaugurato nel 1934 (Utveggio muore l’anno prima per peritonite e viene celebrato con sollenni funerali e cortei per via Maqueda): l’immensa opera comprende la nuova strada di collegamento sul Monte Pellegrino e il sistema di approvvigionamento idrico con cisterna sopraelevata e tiraggi di complessa fattura alle pendici (lato Parco della Favorita).
L’obiettivo era creare un prestigioso e panoramico Hotel, il “Grande Albergo Castello Utveggio”, che potesse rivaleggiare con Villa Igiea. Doveva esserci pure una funivia che collegava il palazzo alla città, con stazione nell’attuale area della Fiera del Mediterraneo.

Purtroppo l’attività durò pochissimo: mio nonno Gaspare Sarullo, cugino dei Collura, mi raccontava che c’era persino un’orchestrina stabile che suonava jazz per gli ospiti durante la cena e che arrivarono a godersi qualche fresca estate, abitando il secondo piano e parte del piano terra. Dopodiché la guerra. Prima i nazifascisti e poi gli americani avviano la distruzione.

Sempre mio nonno mi raccontava – ma è anche ribadito nel testo di Michele Collura che trovate in calce all’articolo – che c’era un viavai di palermitani che si caricava mobili Ducrot e lampadari con macchine e furgoni e certuni persino sulle spalle… Sono gli americani, in particolare, a spalancare i portoni… Un letto e un comodino del palazzo furono donati da noi ai cugini Collura dopo la morte di mio zio Giovanni Sarullo, fratello di mio nonno, che ancora vi dormiva.

Negli anni Cinquanta la Regione Sicilia ‘espropria’ il bene alla famiglia. Dagli anni Settanta è un rimpallo continuo di attività e servizi discutibilmente gestiti sempre dalla Regione, direttamente o indirettamente

castel utvegio palermo foto gian mauro sales pandolfini

Chi voglia saperne di più, può leggere il libro:
Michele Collura, “Il Castello Utveggio. Storia di un’impresa”, nota di Lelia Collura e Tony Collura, Introduzione di Margherita De Simone,160 pp. (90 illustrazioni in bianco e nero e 12 tavole a colori), Sellerio (La pietra vissuta 3), Palermo, 1991.
20,00 € ca.
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Articolo di Gian Mauro Sales Pandolfini
Fotografie di Gian Mauro Sales Pandolfini (novembre 2015 e ottobre 2017), dal testo di Michele Collura e dal blog gestito da Leo Sinzi, di cui riporto il link: http://palermodintorni.blogspot.it/2012

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