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Villa Virginia

Villa Virginia, dal nome della moglie del committente, denominata anche villino Caruso, costituisce un esempio di quella progettazione integrale tipica delle opere più raffinate del Liberty palermitano

 

Villa Virginia - Liberty a Palermo

Fu progettata nel 1906 dall’architetto Filippo La Porta, allievo del Basile, per conto di Vincenzo Caruso, imprenditore e amministratore dei possedimenti dei Florio a Marsala e nelle Egadi. Le poche notizie biografiche sul La Porta riguardano un progetto per la tonnara dei Florio a Favignana, in collaborazione con Giuseppe Damiani Almeyda, una probabile attività presso il mobilificio Mucoli a Palermo, del quale realizzò lo stabilimento a Piazza Croci e nel 1892 firmava un disegno sepolcrale per Gaetano Caruso, padre del proprietario del sito in questione.

Un edificio prestigioso completato nel 1908, la costruzione si articola su pianta quadrangolare, il prospetto su via Dante, si innalza su un piano seminterrato, primo e secondo piano, con due torrette poste sul lato destro e sul lato sinistro. L’architettura, equilibrata nella sua semplicità e funzionalità, è ammirevole per la ratio degli spazi, ognuno allestito con cura e dettaglio. L’insieme è legato dal gioco sapiente delle esili lesene che giungono al muretto d’attico, superando i profondi cornicioni sporgenti, e alle componenti decorative con intrecci di elementi geometrici con fiori e foglie, strutture in ferro battuto, in uno studio maniacale del dettaglio, facendo sì però che si possa cogliere immediatamente la raffinata coerenza d’insieme.

La struttura della villa trae linfa da un eclettismo artistico che prende spunto da vari contesti e che, di conseguenza, prende in prestito motivi e spunti di varie culture, tra cui quella orientale riscontrabile, anche nella decorazione a melograno posta lungo l’imponente corrimano dello scalone interno o in maniera palese nella sala da pranzo.

Villa Virginia Liberty Palermo foto Vincenzo Russo Terradamare

La realizzazione della Villa coinvolgerà artigiani ed artisti specializzati, così, per esempio, la ditta Giuseppe Caraffa realizza tutti gli apparecchi artistici di illuminazione, compreso il lampadario dello scalone, i fratelli Li Vigni le opere di finitura in stucco ed intonaco, il mobilificio Mucoli fornisce gli arredi, illuminata, inoltre nei vari spazi, dalla ricche vetrate del Bevilacqua.

Si accede alla villa attraverso ad una porta a vetri e nel vestibolo si trovano due porte laterali, la prima immette in una saletta di disimpegno, la seconda nello studio. In quest’ultimo e intimo spazio, oltre ai mobili in legno, si ammira un elegante soffitto in noce dipinto in oro, le ottonerie di rame antico e le pareti di cuoio dipinto martellato.

Nel salone, le cui pareti sono tappezzate di stoffa eseguita su appositi disegni. di superba maestosità vi sono due grandi archi laterali in legno, l’uno di accesso allo scalone che porta al primo piano, l’altro alla sala da pranzo. Il Liberty si caratterizzerà anche per un’attenzione verso l’Oriente e in Sicilia, grazie alla circolazione e diffusione di stampa di riviste d’arte, un ulteriore contributo lo dà la compagnia di navigazione italiana, le cui navi, in quegli anni fanno la spola con l’Oriente, portando ogni genere di mercanzia.

I prodotti di quest’arte affascinante diventano fonte di ispirazione, attraverso la riscoperta della natura, il forte decorativismo, basato su un’attenta osservazione della stessa, con motivi fitomorfi palpitanti di vita, tradotte in forme pure e semplici.

Qui, dunque, si apre un ulteriore capitolo della storia artistica della città, proprio per le decorazioni presenti alle pareti realizzate dalla celebre pittrice giapponese Otama Kiyohara, moglie dello scultore Vincenzo Ragusa.

Villa Virginia Liberty Palermo foto Vincenzo Russo Terradamare

L’artista, infatti, si recherà nel 1876 a Tokyo, rientrando a Palermo dopo 7 anni, porterà con sé Otama, sua allieva e modella, la sorella di lei, ricamatrice e il cognato, abile nella lavorazione delle lacche.

Nella sala da pranzo della villa, lo spettatore è invitato ad osservare una scena fiabesca, dove trova riprodotti efficacemente elementi naturali quali le nubi, le piante rigogliose dalle foglie appena brunite, il tremolio dell’acqua.

Ritornando verso il grande salone, attraversandolo, si giunge allo scenografico scalone che conduce alle stanze private della famiglia Caruso.

Villa Virginia Liberty Palermo foto Vincenzo Russo Terradamare

Esso è costruito in quercia, nel corrimano presenta un interessante motivo a ricciolo, probabilmente ispirato ad esempi di tardo rinascimento tosco romano ed è illuminato da una vetrata a mosaico del Bevilacqua con decori floreali. Il soffitto, inoltre, ha una decorazione ad imitazione di intarsio ed è costituito da due grandi cassettoni circolari intersecantisi di effetto originalissimo, al centro trattiene un artistico lampadario.

Nel piano superiore, la casa è suddivisa in due parti, ognuna con una torre angolare destinata alle passioni dei due coniugi.
Vincenzo, infatti, sarà appassionato di fotografia e Virginia di pittura, così come la nipote, Pupa – Rosa Amoretti alla quale sarà, poi destinata la villa.

Villa Virginia Liberty Palermo foto Vincenzo Russo Terradamare

Pupa sposerà il barone Vincenzo Valenti e dal loro matrimonio nasceranno Giuseppe, morto in giovane età e Giancarlo, appassionato studioso di archeologia dedicando particolare attenzione alle Grotte della Gurfa, morto in un incidente stradale.

 

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