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Il Parco archeologico di Solunto

panorama-dal-parco-archeologico-solanto-foto vincenzo russo terradamare

Sul declivio del Monte Catalfano, nei pressi della borgata marinara di Porticello, è tutt’oggi possibile ammirare le suggestive rovine di un’antica cittadina sorta nel corso del IV secolo a.C.: si tratta di Solunto.

Il primo impianto di Solunto venne realizzato dai Fenici sul vicino promontorio di Solanto tra l’VIII ed il VII secolo a.C.  proprio quando in Sicilia aveva inizio la colonizzazione greca. Ed esattamente come Panormus e Motya, anch’esse città fenicie, Solunto beneficiava del mare circostante per commerciare i prodotti dell’entroterra e prosperare.

A seguito del saccheggio e della distruzione del primo abitato, nel 397 a.C. , da parte di Dionisio I, il celebre tiranno di Siracusa, la città venne ricostruita, stavolta sulle pendici del già citato Monte Catalfano, alla metà del IV secolo a.C. .

La collocazione della città, un tempo fondamentale per il controllo delle antiche rotte commerciali marittime, offre oggi ai visitatori la possibilità di ammirare un panorama mozzafiato: una veduta sulla baia di Capo Zafferano, sulla borgata di Sant’Elia e su tutto il litorale che si estende dal Capo Zafferano fino a San Nicola l’Arena ed oltre, il tutto circondati dai colori e dai profumi della macchia mediterranea.

Solunto rappresenta uno spaccato di quella che fu la Sicilia ellenistica e nella sua struttura richiama il modello urbanistico tipico delle città greche: è infatti un perfetto esempio di impianto ippodameo, costituito da grandi isolati rettangolari, definiti dall’incrocio di strade tra loro ortogonali.

L’ingresso alla città avveniva per mezzo di una grande via che conduceva alla piazza principale, l’agorà, dove è possibile ammirare i resti della stoà (portico colonnato), della grande cisterna, del teatro, del bouleuterion (edificio del consiglio cittadino) e del ginnasio (edificio destinato all’educazione fisica e intellettuale dei giovani).

Proseguendo nell’esplorazione dell’antica Solunto, è possibile scorgere quel che rimane delle terme, nonché i resti della zona abitata: questa contemplava una zona residenziale destinata al ceto produttivo, con abitazioni di medio-basso livello, ed una zona abitata dal ceto sociale più elevato, caratterizzata da case a peristilio, costruite intorno ad una corte centrale colonnata e dotate di un piano superiore. All’interno di quelle che furono le abitazioni più ricche sono visibili i resti delle pareti finemente dipinte e dei meravigliosi mosaici pavimentali.

Posta quale “intermediaria” tra l’area privata e l’area pubblica della città, l’area religiosa era invece caratterizzata da edifici sacri che si distinguevano nettamente dai ben più noti templi greci, ma che erano emblema della “persistenza” della cultura fenicia tra gli abitanti di Solunto. Nei pressi dell’agorà troviamo un edificio sacro a tre betili ed un altro edificio a due celle, dove con tutta probabilità erano custodite la statua del cosiddetto Zeus-Baal Hammon e quella raffigurante una divinità femminile in trono, oggi conservate al Museo Archeologico Regionale A. Salinas di Palermo.

Anche la necropoli, con le sue tombe scavate sottoterra, richiama ulteriormente l’affascinante – e a tratti misteriosa – cultura fenicia. Le tombe erano raggiungibili mediante un corrido di accesso a gradini e custodivano i corpi dei defunti all’interno di una cella, con veri e propri letti scavati nella roccia.

Quando nel 252 a.C., durante la prima guerra punica, Solunto si arrese ai Romani, l’impianto urbano venne conseguentemente ristrutturato e adeguato al nuovo gusto romano, con un significativo aumento degli spazi abitativi e con la realizzazione di nuove decorazioni. Tuttavia, la vita di questo centro così dinamico e pronto ad accogliere nuove sperimentazioni andò arrestandosi irrimediabilmente: a partire dall’inizio del III secolo d.C. Solunto venne infatti progressivamente abbandonata dai suoi abitanti, a causa delle mutate condizioni socio-economiche della Siclia e del prevalere di altre realtà urbane.

Passeggiare oggi per le antiche strade di Solunto consente però di immergersi in un passato che appare ancora vivido e luminoso, impreziosito tanto dal proficuo convivere della cultura greca con quella fenicia, quanto dalla stupefacente bellezza della natura che avvolge da secoli questo straordinario patrimonio archeologico siciliano, capace di suscitare emozioni per gli occhi e per il cuore

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