Trentacinque Torri di Babele nella Torre di San Nicolò

/DAL 24 OTTOBRE AL 8 NOVEMBRE 2014:
MOSTRA COLLETTIVA \\\’TRENTACINQUE TORRI DI BABELE\\\’
PRESSO LA TORRE DI SAN NICOLÒ, VIA NUNZIO NASI, 18.
/INAUGURAZIONE GIORNO 24 OTTOBRE, ORE 18. INGRESSO LIBERO.


/LA MOSTRA SI ARTICOLERÀ NELLE DUE SALE DELLA CANONICA PRESENTI PRIMA DELL\\\’INGRESSO EFFETTIVO ALLA TORRE DI SAN NICOLÒ.

Orari di apertura:
/venerdì 24 ottobre (inaugurazione: dalle 18:00 alle 21:00
/sabato 25 e domenica 26 ottobre: dalle ore 10.00 alle ore 17.30

/giovedì 30 e venerdì 31 ottobre dalle 15:00 alle 18:00
/venerdì 7 novembre dalle ore 19.00 alle ore 22.00 (in concomitanza con l\\\’apertura straordinaria serale della Torre di San Nicolò)
/sabato 8 novembre dalle 15:00 alle 18:00 (e chiusura della mostra).


 Evento facebook: www.facebook.com/events/295041634030190

Questa iniziativa nasce come fase conclusiva del workshop tenuto da chi scrive all’Accademia BB. AA. di Napoli. È il frutto di un progetto che ha affrontato i temi “Segno, il Simbolo e la Scrittura” nelle sue interrelazioni comunicative e nell’uso estetico in arte.

Gli argomenti scelti:
– Il segno come comunicazione e arte;
– i segni e i simboli elementi primari della comunicazione scritta: l’approccio semantico al segno o simbolo;

– l’approccio analitico al segno;
– l’approccio procedurale al segno
(per riflettere sull’intenzione comunicativa);
– dal simbolo al segno, dal segno al simbolo;
– la scrittura e le sue forme
(dai geroglifici, alla scrittura cuneiforme, dai pittogrammi e gli ideogrammi agli alfabeti);

– dal segno al testo (il rapporto tra un segno grafico ed il significato condiviso);
– nascita ed evoluzione della scrittura;
– l’ “icona” tra segno, simbolo e scrittura;
– decodifica dei codici comunicativi e identificazione delle analisi d’indagine segnica
(fatta di parole, di lettere, di simboli, di segni, di architettura, di costruzione, di accostamenti, di integrazioni, di richiami, di annotazioni, etc.);

– segni, simboli e scrittura tra etica ed estetica.

Un momento costituito da un “esercizio collettivo” di prove grafiche di disegno e d’incisione, ha portato alla realizzazione individuale di una “Torre di Babele” incisa. L’entusiasmo dei giovani artisti dell’Accademia al tema da me suggerito e proposto ci ha convinti di fare come prova finale l’ipotesi di una mostra collettiva alla fine del corso in un luogo particolare quale la Torre di San Nicolò all’Albergheria, in Via Nunzio Nasi a Palermo.
Avrà luogo un\\\’altra inaugurazione, nello stesso giorno, presso la Galleria L’Altro ArteContemporanea ore 19.30

/La torre di San Nicolò all’Albergheria

Accanto alla Chiesa di San Nicolò di Bari all’Albergheria, sorge la trecentesca Torre civica, fatta edificare dalla universitas palermitana nel XIII sec., come torre di vedetta, per difendere le mura del “Cassaro”. La costruzione quadrangolare, ora divenuta campanile, risulta, però, svincolata ed isolata dalle strutture della Chiesa.
La torre di San Nicolò all’Albergheria, dall’impianto rigoroso e severo di grossi conci, è composta da quattro livelli. È stata edificata con pietrame a grossi conci di massi tufacei squadrati. Il primo piano, che introduce alla canonica della Chiesa, è formato da un vano quadrato coperto da volte a crociera. Una scala in muratura porta al piano successivo. Il secondo piano, anch’esso quadrato è come quello inferiore ed è coperto con volte a crociera. Una scala elicoidale, sempre del periodo medioevale permette l’accesso agli altri due piani. Ed ancora si può raggiungere il tetto.
Da questa terrazza sulla parte più alta della torre, accanto alle campane della Chiesa, si può ammirare il più bel panorama della città antica.
La scelta di questa straordinaria costruzione, pressoché sconosciuta ai palermitani, dialetticamente parlando, è una sede particolarmente suggestiva per accogliere le “trentacinque Torri di Babele nella Torre”.
La mostra si articolerà nelle due sale della canonica presenti prima dell\\\’ingresso effettivo alla Torre di San Nicolò.
Le opere sono messe in vendita soltanto a scopi benefici, l\\\’ eventuale ricavato sarà interamente devoluto all’Unicef per l’emergenza Siria.

/Gli Artisti

Viviana Arte, Loreta Azzellini, Fulvio Bennato, Agnese Brusca, Angela Cacciutto, Daniela Calicchio, Carmen Campana, Francesco Carlevalis, Lucia Caso, Nicolò D’Alessandro, Carla Di Feo, Patrizio Di Sciullo, Roberta Esposito, Pasquale Fermati, Luciano Gaudino, Divino Giuliana, Roberta Goglia, Francesco Macaro, Roberto Maccarone, Andrea Matarazzo, Claudia Mauro, Gino Merlina, Erminia Mitrano, Filomena Nicastro, Pierluigi Palmeri, Angela Passannanti, Giovanni Timpani, Barbara Salzano, Carmen Sorrentino, Rita Tomasulo, Maria Ulino, Bruno Urgo, Angela Vinciguerra, Francesco Paolo Violano, Pietro Zara.

/Per questo si chiamò Babele 

« Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall\\\’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l\\\’un l\\\’altro: \\\”Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco\\\”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: \\\”Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra\\\”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo niente. Il Signore disse: \\\”Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l\\\’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro possibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l\\\’uno la lingua dell\\\’altro\\\”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. » (Genesi. 11, 1-9)

/La torre di  Babele,  iconografia di un mito senza tempo

Questa storia antica quanto il mondo, che tutti conosciamo, si trova nel Libro della Genesi e inizia dopo il Diluvio Universale.Ad un certo punto gli uomini decisero di costruire una città, Babilonia, ed una torre tanto alta da toccare il cielo.

Lo scopo di questa torre avrebbe dovuto costituire un punto di riferimento da utilizzare come rifugio sicuro in caso di un altro Diluvio.
La si chiamò \\\”Babele\\\” e prese il significato di \\\”confusione\\\”.

Ci sono prove storiche che la Torre di Babele è realmente esistita, come negli scritti cuneiformi incisi su antiche tavolette d\\\’argilla che raccontano di una \\\”Ziggurat\\\”, una torre del tempio, a forma di piramide con una terrazza sulla cima che i Babilonesi chiamavano  Bab-Iloe, Porto di Dio.
 
Una metafora sempre attuale poiché simboleggia l’arroganza dell’uomo, la sua eterna sfida alla natura ma che nello stesso tempo ne denuncia i limiti umani.

Nei codici miniati medievali inglesi e francesi ritroviamo le più antiche rappresentazioni ispirate a costruzioni alte e strette. L’iconografia delle Torri di Babele rimane per secoli immutata. Sono immaginate pressochè cilindriche simili alle torri e ai castelli medievali. Sarà durante la seconda metà del XVI secolo che l’iconografia della Torre di Babel si arricchisce di molte novità rappresentative. Diventa una costruzione circolare  spiraliforme immensa, a volte quadrangolare, caratterizzata da archi e finestre. Tutto serve a rendere enorme, soprattutto spropositata, l’idea di una costruzione eccessivamente inutile. La costruzione turriforme nell’immaginario esprime ancora oggi il senso della costruzione, se pur magniloquente e complessa, effimera. L’estrema versatilità di questo tema iconografico suggerisce agli artisti una molteplicità di soluzioni formali.

Il tema interessa molto perché sollecita l’immaginazione e restituisce un mondo fantastico. Ancor più la Torre di Babele metaforizza la consapevolezza individuale  che l’uomo ha la capacità di costruire l’armonia e la bellezza , ma anche quella di distruggere tutto.



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