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Palazzo Abatellis

Nel quartiere Kalsa, nell’arteria principale di via Alloro, si trova Palazzo Abatellis con un doppio racconto: da edificio nobiliare, divenne, in epoca moderna, una delle sedi museali più interessanti della storia artistica isolana

Fu realizzato a pochi passi da esempi di importanza notevole a livello urbanistico, come Piazza Marina e siti monumentali di altrettanta importanza storica, come Palazzo Chiaramonte Steri o Palazzo Mirto, tutti siti che nei vari anni, rispetto alla loro originaria edificazione hanno subito trasformazioni, a causa delle modifiche del linguaggio artistico o al cambio della destinazione d’uso, in questo caso l’esempio più emblematico resta Palazzo Chiaramonte che da dimora nobiliare divenne sede del tribunale della santa Inquisizione.

Iniziando dalle sue origini, esso fu realizzato nel 1490, quando Francesco Abatellis o Patella, maestro portulano del regno, affidò a Matteo Carnalivari l’incarico di realizzare la sua domus magna.
L’architetto concretizzerà quel connubio tra arte gotica e spirito rinascimentale e, alcuni elementi architettonici, risultano determinanti, in una specie di percorso ascensionale, collegabile come lettura anche con l’attuale sede museale.
Infatti, precede l’ingresso l’alto e poderoso parametro murario, successivamente, si giunge al cortile, vibrante di luce nei vari momenti della giornata e la scala esterna che conduce al piano nobiliare.

Il trionfo della morte tour domenicale terradamare palermo

Il 23 giugno 1954, Palazzo Abatellis aprirà nuovamente le sue porte, dopo l’intervento museografico del noto architetto veneziano Carlo Scarpa, e facendo sì possano trovare “casa” eccellenze dell’arte siciliana sia di artisti celebri, che frammenti e anfore del potente passato della città.
Le collezioni di opere eterogenee provenivano da diverse fonti, da lasciti e acquisizioni, come quella del Ventimiglia o dei Borbone o dall’attuazione della legge della soppressione delle corporazioni religiose avvenuta nel 1866.

Impossibile non sostare davanti agli imponenti polittici, davanti alle minuscole raffigurazioni o manufatti fiamminghi, così come meritano, tra le tante opere presenti nella collezione, diversi minuti di attenzione opere scultoree come il profilo di nobildonna realizzato da Francesco Laurana, esso colpisce per il rigore formale, per l’astrazione delle forme, collegabili, comunque, al prototipo di bellezza femminile assoluta.
L’opera fu rinvenuta nel museo di San Martino delle Scale, sulla lastra tombale, seppur nel suo rifacimento seicentesco, di Eleonora D’aragona, infanta di Spagna, nipote del re di Sicilia Federico D’aragona

Busto di gentildonna, conosciuto anche come Busto di Eleonora d'Aragona (1346-1405) di Francesco Laurana, Palazzo Abatellis - ph max nashville

Il noto studioso Cesare Brandi definì le palpebre, che caratterizzano il volto del busto, come minuscoli soli, la poesia degli effetti scultorei, seppur semplici e fatti di assoluta purezza, sono davvero notevoli.
Un’altra opera, immensa anche per dimensioni, è il Trionfo della Morte, affresco staccato nel ’44 da Palazzo Sclafani, ex ospedale grande, in cui si è discusso molto sulla paternità di un’opera comunque ascrivibile alla corrente gotico internazionale in cui, si è ravvisata la mano di un Pisanella o di un artista valenzano o catalano

Nell’opera sono raffigurati, in un florido giardino recintato, vari personaggi, dame, nobili, paggi, prelati, ma anche i derelitti, gli ultimi della società. Tutti vengono travolti dal personaggio principale: un cavallo ischeletrito sulla cui groppa vi è la morte che scocca i suoi dardi mortali su tutti.
Solo a destra della zampillante fontana vi sono pochi personaggi, come il falconiere, che sembrano non essersi accorti di tutto quel trambusto.
Il significato di elemento egualitario, di ammonimento del trionfo è evidente, così com’è altrettanto evidente la sua assoluta modernità, basti pensare ai vari raffronti fatti negli anni dai vari critici tra l’opera palermitana e la Guernica di Picasso

Probabilmente, l’opera più celebre, è l’Annunciata di Antonello Da Messina, in cui la raffigurazione della Vergine è realizzata frontalmente, con gli occhi dolcissimi e il manto azzurro che incornicia il volto. 

Antonello_da_Messina_-_Virgin_Annunciate_-_Galleria_Regionale_della_Sicilia,_Palermo

Il leggio, la lettura interrotta, sono gli astanti a partecipare al messaggio inatteso e miracolo, il dono inatteso della vita che non viene raffigurato, ma che sembra paradossalmente, comune occupare lo spazio pittorico e non solo.

 

 

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