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Palermo Punica

La città di Palermo, fondata nel VII secolo a.C. dai Fenici provenienti da Tiro (città nell’attuale Libano), fu caratterizzata già dal IV secolo a.C. da un impianto urbano regolare scandito da un asse viario portante (“plateia”), da rintracciare nell’attuale via Vittorio Emanuele, e da strade secondarie (“stenopoi”) che lo incrociavano ortogonalmente.
La città aveva l’aspetto di una penisola, affacciata a Est sul mare e delimitata a Nord dal fiume Papireto e a Sud dal fiume Kemonia. Proprio per questa morfologia gli antichi la denominavano “Panormos”, vale a dire “tutto porto”. Si può parlare di due fasi insediative, distinguendo una Paleopoli, nella zona dell’attuale Palazzo dei Normanni, ed  una Neapoli, nella parte inferiore dell’altura e più sviluppata verso il mare

Da O.Belvedere, Appunti sulla Topografia antica di Panormo,Kokalos XXXIII, 1987, 289-303
Da O.Belvedere, Appunti sulla Topografia antica di Panormo

I resti della cinta muraria punico-romana

Tra le poche testimonianze di questa fase della storia della città, è possibile citare i resti della cinta muraria, rintracciati nelle fondazioni della Chiesa di S. Cataldo, del Complesso di Santa Chiara, nella Rua Formaggio, lungo il Corso Alberto Amedeo (una sezione datata al V secolo a.C.) e nelle fondamenta della Sala Duca di Montalto nel Palazzo dei Normanni, Piazza Della Vittoria (Case romane di villa Bonanno) e gli edifici romani di piazzetta Sett’Angeli
La cinta muraria appare costituita da blocchi calcarei perfettamente squadrati, assemblati senza uso di malta e messi in opera alternativamente per testa e per taglio

Mura Puniche nel Complesso Monumentale di santa chiara ballarò Palermo
Mura Puniche nel Complesso Monumentale di santa chiara ballarò Palermo

Panormos, sottratta ai Fenici nel 254 a.C. dai Romani, racconta l’incontro tra queste differenti culture nelle sepolture della Necropoli, rinvenuta a ridosso dell’attuale Corso Calatafimi, che gli studiosi ritengono si estendesse originariamente tra la Caserma Tukory, il Real Albergo dei Poveri, l’Educandato Maria Adelaide ed oltre.
L’analisi dei reperti ritrovati consente l’individuazione di fasi diverse attraverso l’alternarsi dei due riti funerari principali, l’incinerazione e l’inumazione

Nelle sepolture ad incinerazione il defunto viene deposto in fosse terragne e cremato; questo rito è attestato soprattutto durante l’Età Ellenistica. Successivamente viene sostituito dall’inumazione, caratterizzata dall’utilizzo di sarcofagi litici o camere ipogee accessibili attraverso un dromos, corridoio dotato di gradini. Tra le camere sepolcrali, divenute in età classica vere e proprie tombe di famiglia, possiamo citare quella ritrovata nell’area di Corso Pisani e nota come la Tomba Regina; all’interno di questa è stato possibile censire i resti di 39 individui, accompagnati da un corredo molto pregiato, deposti nell’arco di tre secoli.

La presenza di resti di animali commestibili nell’area della Necropoli è forse da ricollegare ad un rituale punico caratterizzato da un lungo e continuo banchetto che si svolgeva all’interno delle camere sepolcrali. I corredi tombali inoltre attestano una movimentata attività commerciale dell’insediamento, in quanto comprendono non solo ceramiche puniche, ma anche corinzie, attiche, ioniche ed in minima parte etrusche.

Un altro frammento della Panormos punico-romana è custodito tra i dirupi che si affacciano sulle scogliere di Capo Gallo. Qui la Grotta Regina custodisce brevi testi in caratteri neo punici e disegni dipinti in nero che fanno pensare ad un santuario rupestre legato alla presenza del mare e alle divinità salutari, in uso tra V secolo a.C. e I secolo d.C.

Molti tuttavia restano gli interrogativi ancora aperti sugli assetti della Panormos punico-romana

 

Fonte
Giovanna Bongiorno “Palermo Punica”

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